Quante fiate al mio dolce ricetto
fuggendo altrui e, s'esser può, me stesso,
vo con gli occhi bagnando il viso e 'l petto,
rompendo coi sospir l'aere da presso.
Quante fiate sol pien di sospetto
per luoghi ombrosi e foschi mi son messo
cercando col pensier l'alto diletto,
e sol in croce il trovo, ov'io vo spesso,
e dico: o croce altera, sacra e diva,
onde convien ch'ogni ben surga ed esca
il lume per condurci a l'altra riva,
il cor mio lasso ognior così rinfresca
per speme e caritate e fede viva,
ch'al sommo Dio servir mai non m'incresca.