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1480–1547

22 (RVF 105)

Girolamo Malipiero

Mai non vo' più cantar com'io soleva, perché quel ch'attendeva mi die' scorno. Del mondo il bel soggiorno, al fin molesto, nessun per sospirar dal mar rileva.

Spesso su l'alpi neva, e al cor intorno pensier canuti il giorno e notte io desto. Un atto dolce e onesto è gentil cosa. e l'alma, a Dio amorosa, al ciel aggrada,

ma tal che vada altera e disdegnosa, ad ogni ben ritrosa, de la giustizia fa sfodrar la spada. Si slonga assai la strada a farsi indietro.

Chi vuol far ben, cominci a l'età verde: per indugiar si perde, che la vita è più fragile che 'l vetro. Di doglia qui m'impetro: or come no,

se tanto il senso può, che forza è ch'io sostenga, bench'è rio, a mantenerlo? Dal mal spesso mi spetro e pur giù vo, non già come ch'in Po cadde e morio,

che non ancor il rio passato ha 'l merlo: duro mi fia a vederlo, e però i' voglio, anzi che giunga al scoglio e varchi l'onde, a quella fronde aitarmi, come i' soglio

ove patìo l'orgoglio di morte il Creator, cui carne asconde. Ma l'uom non gli risponde, ed esso il chiama, ed al suo amor lo prega, e quel lo fugge.

E questo è che mi strugge: l'uom Dio bestiemma, e Dio salvar l'uom brama. Proverbio, ama chi t'ama, è pur antico: ti fia gran pena, dico, oltra ciò andare.

Non far dunque 'l s'impare a le tue spese. Dio l'uom per sé non grama, perch'è amico, ma ben conosce il fico e, se gli pare, tronca nel cominciare l'alte imprese.

Però in questo paese è trista stanza, dove non è speranza sopra altrui, e perch'io fui talvolta in questa danza, quel poco che m'avanza

rito' dal mondo e nol vo' dare a lui, ma ben sol a colui ch'el mondo regge e che nei puri cor se stesso alberga, e con pietosa verga

conduce al pasco eterno le sue gregge. Io so ch'ogniun che legge chiar m'intende. Chi ben la rete tende, il pesce piglia. E chi non assotiglia, non scavezza.

Chi ad ogni legge ha l'occhio e a sé attende, per tal virtù conscende molte miglia. Di sé fa maraviglia chi si sprezza, ché sua interna bellezza è più soave.

Benedetta la chiave che s'avolse al cor e sciolse l'alma, e scossa l'ave di catena sì grave, e sospir infiniti da me tolse.

Del mondo assai mi dolse, or sol mi duole de le mie colpe, e mi piace il dolore, onde 'l divino amore è ristorato, ed è più ch'esser suole.

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