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1480–1547

218 (RVF 256)

Girolamo Malipiero

Io son la imago orribil di colei ch'ogni cosa mortal al fin distrugge, e da cui l'uom, qualunque sia, non fugge, ché moion ricchi, povri, buoni e rei.

Diversi son gli effetti e casi miei: ora la rabbia mia dentro i cor sugge, or quasi fer leon di fuora rugge, tal che da ogniun temuta esser devrei.

La mia possanza fuor d'albergo scaccia l'alma dal nodo del suo corpo sciolta, e più tema ha di me, chi più minaccia. Però saggio è chi spesso agli occhi volta

la morte e per affetto stretto abbraccia: cosa che 'l vulgo errante non ascolta.

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