Io son la imago orribil di colei
ch'ogni cosa mortal al fin distrugge,
e da cui l'uom, qualunque sia, non fugge,
ché moion ricchi, povri, buoni e rei.
Diversi son gli effetti e casi miei:
ora la rabbia mia dentro i cor sugge,
or quasi fer leon di fuora rugge,
tal che da ogniun temuta esser devrei.
La mia possanza fuor d'albergo scaccia
l'alma dal nodo del suo corpo sciolta,
e più tema ha di me, chi più minaccia.
Però saggio è chi spesso agli occhi volta
la morte e per affetto stretto abbraccia:
cosa che 'l vulgo errante non ascolta.