Signor, io fallo e veggio il mio fallire,
ma son tal, come chi arde e 'l foco ha in seno,
che 'l duol pur cresce e la ragion vien meno,
ed è già quasi vinta dal martire.
Solea frenare il vano mio desire,
per non turbare il volto tuo sereno;
or più non posso: il senso ha tolto il freno
e incontro a l'alma ha preso grande ardire.
Ond'ella, oltra suo stil, perché s'aventa,
l'error veggiendo, tocca d'altri sproni,
ogni aspra via a sua salute tenta.
Ma nulla può senza tuoi grati doni;
perciò fa' tu ch'in sé tai grazie senta,
onde sue gravi colpe le perdoni.