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1480–1547

20 (RVF 73)

Girolamo Malipiero

Poi che per chiar destino, ch'al ciel leva l'uman desiro e voglia, Vergine, a la mia mente affissa sempre, m'infiamma amor e invoglia

a darti lode, insegnami 'l camino, e col desio le mie rime contempre il raggio tuo, non che 'l cor mio si stempre di soverchia dolcezza, com'io temo,

ch'a tanta altezza il mio vigor non giunge, e pur m'infiamma e punge l'affetto grande, ond'io pavento e tremo: che, come avenir suole,

l'intelletto riman di luce scemo, manca la voce, mancan le parole a la presenzia di sì chiaro sole. Nel cominciar credia

ch'a tanto mio bramoso e gran desire il timore natio facesse tregua. Questa speranza ardire mi porse a ragionar quel ch'i' sentia,

or m'abbandona a tempo e si dilegua. Ma pur convien che l'altra impresa segua continuando le soavi note, sì possente è 'l voler che mi trasporta.

E perché estinta e morta la tua pietà giamai esser non puote, deh faccia almen ch'io dica, di quanto che l'orecchie tue percote

umil preghiera, sì che di nemica spesso fai l'alma al tuo figliolo amica. Dico s'in quella etate, ch'al vero onor fu gli animi sì accesi,

l'industria d'alquanti uomini s'avolse per diversi paesi, poggi e onde passando, e l'onorate cose cercando il più bel fior ne colse,

poi che Dio sommo in te Regina volse locar compitamente ogni virtute oltra tuoi lumi santi, per cui vivo ed a buon porto arrivo,

non conven, ch'i' trapasse, e terra mute. A quei perciò ricorro come a fontana d'ogni mia salute. E quando in alcun tristo caso incorro,

se di lor penso al mio stato, soccorro. Come a forza di venti stanco nocchier di notte alza la testa a quei lumi c'ha sempre in nostro polo,

così ne la tempesta di questo mondo, a' tuoi raggi lucenti, che segni sono al ben verace e solo, levo la mente, onde quasi ch'involo

dolce conforto, e quanto il lume informa, vedo ogni ben da grazioso dono. Onde perch'in te sono tutte le grazie unite, sei la norma

tra li beati prima, ch'a ben fare ci lascia essempio e norma. Ond'io t'ho posto di mia vita in cima, ché 'l mio valor per sé falso s'estima.

I' non poria giamai imaginar, nonché narrar, gli effetti che nel mio cor tue dolci luci fanno. Tutti gli altri diletti

di questa vita ho per minor assai, e tutte altre bellezze in dietro vanno, pace tranquilla senza alcun affanno, simile a quella che nel cielo, eterna,

viemmi con un soave e dolce riso, quando contemplo fiso gli occhi di tua pietà che mi governa: che fia, quando da presso

quegli vedrò ne la patria superna, ove l'affetto mio sopra me stesso fia verso te continuo e non pur spesso? Canzon, move de l'ali tue ogni penna

e giunge a la Reina, e tutti a lei manifesta gli affetti e pensier miei.

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