Se l'onorata fronde che prescrive
il furore del ciel, quando Dio tona,
ci acquista grazia e l'eterna corona,
dove de' buoni il nome sol si scrive,
perch'ora per delicie, quasi dive
speranze, il secol nostro l'abbandona?
E pur Cristo ivi affisso il cor ne sprona,
di cui sono le palme e verdi olive.
Onde non bolle mai ne l'Etiopia
polve al più ardente sol, com'i' sfavillo
pensando il nostro mal per cagion propia.
Non spero io mai che 'l cor mi sia tranquillo
lontano da la croce in grande inopia,
però lagrime tante spesso io stillo.