Cantai, or piango, e assai più di dolcezza
del pianger prendo che del canto presi,
anzi doglioso il mio gioir intesi,
pensando al tristo fin di nostr'altezza.
Ma al cor compunto, che la sua durezza
e gli atti feri in umili e cortesi
trasmuta e leva de le colpe i pesi,
con dolce pianto i sdegni di Dio spezza.
Tener vo' dunque sempre questo stile,
e faccia quel che vuol ver me fortuna,
che l'uomo ch'opra ben sempre è felice.
Arda o languisca o moia, un più gentile
stato del mio non è sotto la luna,
sì dolce è del mio amaro la radice.