Non da l'ispano Ibero a l'indo Idaspe
ricercando del mar ogni pendice,
né dal lito vermiglio a l'onde caspe,
né in ciel né in terra è più d'una fenice,
questa, per cui né canto di cornice
né di corvo pavento, over ch'innaspe
la Parca il fatto mio, dura com'aspe,
di cieli è la Reina alta e felice:
ond'ella, perché ogniuno che la scorge
in mente di dolcezza e d'amor empie,
tanto n'ha seco e tanto altrui ne porge.
Ancor dolci farà l'amare ed empie
mie voglie, com'io spero, e in me s'accorge
lo spirto anzi il fiorir d'ambo le tempie.