Lasso, ch'ormai non so là dov'io pieghi la speme, ch'è tradita mille volte. S'io mi lamento, par che non m'ascolte per questo mondo, e sprezza i voti e preghi,
ma s'egli aven ch'ancor non mi si nieghi aver spazio al mio fine, con voci assai mischine mi converrà che Dio preghi e ripreghi.
Che più non fia ch'amor tra l'erba e i fiori mi leghi al mondo, né più in lui dimori. Falsi sono i piaceri, i giochi e i canti di questa vita, ch'in sì breve tempo
passano come sogno, e poi per tempo si convertono in pene e dolor tanti, che non ponno adeguar gli uomini santi gli affanni col diletto,
ch'in ciascun atto e detto hanno del mondo gli infelici Amanti; tal che (ben posso dir senza mentire) chi più pensa di ciò, manco può dire.
Ridrizzar voglio adunque ogni mio passo a Iesu Cristo, il qual, benché sia in alto, egli però non ave il cor di smalto; ch'io possa dir: per me dentro nol passo.
Anzi si degna di mirar sì basso ché le voci e parole tanto essaudir più vole, quanto umil più le porge a lui il cor lasso.
Onde, sì com'al mondo ora m'inaspro, così nel mio parlar voglio esser aspro. O sciocchi e ciechi noi, e chi c'inganna altri che 'l desiar nostro soverchio?
Già, s'io trascorro il ciel di cerchio in cerchio, nessun pianeta a male me condanna. Se l'appetito uman gli occhi m'appanna, che colpa è de le stelle,
o de le cose belle? Meco si sta chi dì e notte m'affanna, che 'l piacer, ch'a li sensi par soave, l'animo piglia, e trova esserli grave.
Tutte le cose di che il mondo è adorno, uscir buone di man del Mastro eterno, ma me, che così a dentro non discerno, abbaglia il falso ben postomi intorno.
E se pur al splendor del ciel ritorno, l'occhio non può star fermo; così l'ha fatto infermo l'antico error, quando quel bel soggiorno
da Adamo fu perduto e sua beltade nel dolce tempo de la prima etade.
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