L'aura celeste nel triomfante lauro,
non dico quel ch'avinse il biondo Apollo,
ma quel che 'l giogo a noi levò dal collo,
fece di libertade il gran ristauro.
Onde più che non fe' nel vecchio Mauro
Medusa, quando in selce transformollo,
del cor mio fa Iesu, che mai dar crollo
non potrò dal suo amor per forza d'auro.
Egli di carità fece un tal laccio,
che con soave nodo lega e stringe
l'alma, che d'umiltate e non d'altro armo.
E la sua ombra il cor mio, ch'era un ghiaccio,
risolve, che pietà lo bagna e tinge,
e fal spezzar, come a gran foco il marmo.