L'aere gravato d'importuna nebbia, che degli umani error menano i venti, tosto convien che si converta in pioggia di pianto tal, ch'accrescer faccia i fiumi,
e rimbombar di gran sospir le valli, sì che fia per stupor l'uom come ghiaccio. Se pria d'alto calor il freddo ghiaccio non fia risolto, e tolta via la nebbia
d'ogni parte, ove copre e monti e valli, per Zefiro e per Austro miglior venti, chiare non saran mai l'acque de' fiumi, che si producon per celeste pioggia.
Tu Signor Dio, che fai sereno e pioggia, e di liquido umor induri il ghiaccio, e dai la luce al sol, il corso ai fiumi, vedi che tolto è 'l lume per la nebbia
compressa intorno da rabbiosi venti: se non la scazzi, stiamo in scure valli. Non fia giamai ch'in sì profonde valli né per tempo sereno, né per pioggia,
né per aura soave o fieri venti solver si possa l'indurato ghiaccio, tanto lo adombra quell'usata nebbia, se giù non scorreran tuoi dolci fiumi.
Ma pria dal mar ritorneranno i fiumi e sopra i monti ascenderan le valli, che via dagli occhi uman la folta nebbia mai tu rilevi per continua pioggia,
se l'uomo, a liquefar il duro ghiaccio, pronto non piglierà toi caldi venti. Soffiano ognior nel mondo orribil venti, per cui l'acque de' stagni, laghi e fiumi
son congelate in sì gravoso ghiaccio, che l'alma oppressa tiene in basse valli senza lume del sol, s'in dolce pioggia tu non converti la sua oscura nebbia.
Come la nebbia si disfa per venti, così, Signor, con chiari fiumi e pioggia fa molle il ghiaccio ne l'ombrose valli.
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