Quando mi viene inanzi il tempo e 'l loco
ov'io perdei me stesso, e 'l caro nodo
onde il divino amor m'avinse in modo
che l'amar mi fu dolce e 'l pianger gioco,
più lieto avampo che Fenice in foco,
però che dentro al cor la voce che odo
tutto m'infiamma sì ch'ardendo godo,
e di ciò vivo, e d'altro mi cal poco.
O sol eterno, il cui raggio risplende
tanto ne l'alma e d'amor la riscalda,
quanto il desiro move il cor per tempo,
la luce tua, ch'insieme alluma e incende,
fa', prego, per pietà che in me sia salda
e m'accompagni in ogni loco e tempo.