O invidia nemica di virtute,
ch'a bei principi volontier contrasti,
per qual sentier così tacita intrasti
in quel bel spirto e con qual arte il mute?
Quando nel ciel l'auttor d'ogni salute
più felice di lui tu gli mostrasti,
a cui servir con preghi umili e casti
dovendo, par per te che lo refute,
a' primi ancor parenti i casi rei
festi gustar, onde di che mi rida
non ho, tanti son indi i dolor miei.
Ma benché la tua lingua i buoni ancida,
non vo' però lasciar il ben per lei,
che se tu mi spaventi, il ciel m'affida.