Signor, che vedi ogni pensero aperto
e al suo propio fine il tutto scorgi,
nel fondo del mio cor gli occhi tuoi porgi,
ch'a te, ben nostro eterno, ora converto.
Poscia che degli error ch'in me ho sofferto
duolmi e ritorno a te, prego che sorgi
nel spirto mio, che pur di lui t'accorgi,
ch'è stanco e il sentier gli par troppo erto.
Ben veggio il poco mio nativo lume,
ch'al ciel mi guida per veraci giri,
ma senza te al volar mancan le piume.
Inalza dunque i bassi miei desiri,
tal che ben desiando in me consume
ogni altro affetto e sempre a te sospiri.