Io canterei d'amor sì novamente,
ch'al sommo cielo il dì mille sospiri
trarrei dal petto e mille altri desiri
raccenderei ne la gelata mente.
Vedrei lo spirto mio cangiar sovente
gli affetti vani, e per pietosi giri
estender sue vertù senza martiri,
sì come quel che di suo error si pente.
Non più rose vermiglie infra la neve
qui cercherei, né argento, oro e avorio,
ma 'l ben, che sempre in ciel si specchia e guarda,
se l'alto Creator nel mio cor breve
venisse, e io potesse dir: mi glorio,
Signor, che più la grazia tua non tarda.