Verginella innocente in bianco velo, Miro pura donzella, Tutta candida e bella Far della sua beltà giudice il cielo.
Calca i fasti e le pompe, e sembra umile, In sua tenera età, giglio d'aprile. Nel suo casto voler ferma et immota, Tronca il biondo tesoro,
E consacra quell'oro, Berenice novella, al ciel devota. E di Cristo imitando il regio crine, La sua tenera fronte orna di spine.
Veste candida lana e bianco lino, Che si ritorce in onda Così pura e gioconda, Che somiglia in candor terso armellino.
E ben dovea chi di colomba ha il core, Di colomba vestir l'almo candore. Serba il sacro silenzio i muti nodi In quel labbro modesto;
Ma poi, libero e presto, L'apre dando al suo sposo inni di lodi. Serve con libertà Signore immenso, Signoreggia le voglie e doma il senso.
Dentro spine di ferro intatta rosa, Ha del mondo vittoria; Di sua fuga si gloria, Poggia sopra le stelle, e in terra posa;
Con devota umiltà china i ginocchi, E la mente inalzando, abbassa gli occhi. Prigioniera a la terra, invia più franca La sua candida mente,
Bella, casta, innocente, Alba sembra a la gonna intatta e bianca; E mentre di pietà raggi sfavilla, Di sue lagrime pie rugiade stilla.
O felici serragli, o sacre mura, Che chiudete e serrate Quel tesor di beltate, Quella gemma d'onor sì tersa e pura,
Riverente a voi giro i lumi e i passi, Vi saluto con gli occhi, e bacio i sassi. E tu d'opra sì pia, Signor, ben pago, Godi d'aver produtto
Sì generoso frutto, Che serba fior di purità sì vago. Deh, se paterno amor ti punge il petto, Mostra che 'n ciò sai dominar l'affetto.
“Padre”, par ch'ella dica, “oggi m'ascondo Dentro un'angusta cella, Per fuggir la procella Del tempestoso et agitato mondo”.
Ben mostra, per salvarsi, animo accorto, Chi fugge la tempesta e corre al porto.
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