Scendi, musica Euterpe, e lascia omai De l'Olimpo stellante i sacri balli; Tu che lungo i cristalli De l'armonico ciel danzando vai,
E di stelle trapunta e d'or contesta, Vaga cingi là su corona e vesta. Mentre sveglio con l'arco oggi la lira Per celebrar del gran Casoni i vanti,
Tu seconda i miei canti, Tu gloria eterna ai miei concetti spira, Tu rischiara l'ingegno e tu, simile Al bell'ordine tuo, rendi il mio stile.
Ben dei tu risonar lodi sì belle, E cantando inalzar spirto sì altero, Che se lucido impero Reggi e movi là su d'orbi e di stelle,
Chi più saggio di lui su quei zaffiri Sa degli altri spiar gli ordini e i giri? Ei con ali d'onor levato a volo Su le rote del mondo erge l'ingegno;
Scorre di segno in segno, E le lucide vie di polo in polo; E gli arcani in mirar d'alma Natura Con angusto oricalco il ciel misura.
Qual pianeta è là su chiuso e celato Ch'egli aperto non miri alto e lucente? Là con occhio di mente Scorge quanto nel ciel registra il fato,
E sagace indovin d'opre future, Legge a lettere d'or l'altrui venture. Per li gradi de l'aria ascende e scende, Gli elementi divisa, i siti e i lochi,
Mira i celesti fochi, Qual benigno e qual reo nel ciel risplende, E di Febo osservando il moto e 'l lume, Glorioso et invitto alza le piume.
Com'esali il vapor, s'induri il gelo, Si distilli la pioggia e rompa il tuono, Sorga il lampo, esca il suono, Iri bella si pinga arco del cielo,
Si condensi la nube e spiri il vento, Luminoso contempla, ammira intento. Chi può dir come poi, soavi e belli, Ne la bocca melata esprima i detti,
Come desti gli affetti, Signoreggi le voglie e i cor rubelli? E con prodiga vena, alma e faconda, Versi miel, piova ambrosia, oro diffonda.
De l'interno splendor nunzia verace È la regia beltà ch'ei mostra fuora; Gravità ch'innamora, Maestà che diletta, orror che piace,
Placidezza ch'alletta, amor ch'invita, Ne l'augusta sembianza allegro addita. In sua fronte reale, ove sereno Signorili pianeti aprono il riso,
Giove mirasi assiso, Di venusta allegria vago e ripieno; Grazioso così, che 'n lui rivolto, Tu dubbioso non sai s'è cielo o volto.
Veste olandico lin, candido vello, Come in stola di neve angel s'asconde; Lino, che sciolto in onde, Serpe in tremole pieghe, orlato e bello,
E qual vetro che rosa o perla accoglia, La bianchezza del cor mostra a la spoglia. Cigno forsi è costui, che 'n bianche piume Dal celeste Aganippe aperse l'ali,
Per far fede ai mortali De l'eterna armonia del sommo Nume; O qual alba novella aprendo il giorno, Ha di gigli intessuto abito adorno.
Ben lo spirto di Paolo in lui si scorge, Voce e tromba di Dio, che desta il mondo Dal letargo profondo, Qualor per dritta via l'anime scorge,
E de' libri scorrendo i campi immensi Spiega, sacro orator, mistici sensi. Serba in giovine età maturo senno, Come sorge in april canuto il giglio;
Vecchio è sol nel consiglio. A dar legge ad altrui basta col cenno, E al governo de' suoi custode eletto, Giunge a somma bontà senno perfetto.
Tal senile prudenza in lui si scopre D'inudito saper, d'ingegno e d'arte; E sì belli comparte De la mente i pensier, gli studi e l'opre,
Che potrebbe, nocchier prudente e grave, De la Chiesa di Dio guidar la nave. Ma gli onor prolungando e i degni pregi, Miro tarda al suo merto uscir fortuna.
Deh!perché non raduna Da le sacre murici i ricchi fregi, Perché premio dovuto e degno al fine Gl'incoroni la fronte e cinga il crine?
Senza porpora ancor, pomposa e vaga, Porporato signor d'ognun si stima: Dignità che sublima Più meritar che conseguir s'appaga.
E vie più che di bisso e d'ostro e d'oro Ha di belle virtù ricco lavoro. Ben famoso trofeo mostra a l'insegna Cinta d'alto valor rocca sublime,
Che con merlate cime A varcar da la terra al ciel n'insegna, E del tempo acquistando alta vittoria, Si solleva a le sfere, alza a la gloria.
Casa d'alto valor, pregiato nido Di bontà, di virtù sembra il suo petto; Torre di casto affetto, Contra il senso rubel riparo fido,
Stanza d'alto saper, reggia famosa, Edificio sublime, aula pomposa. Di sue tante virtù giamai chi puote L'alta somma ridir largo e diffuso?
Ecco muto e confuso, Lascio in mezzo al cantar tronche le note. Musa, ancor tu de le sue glorie al vanto, S'abbagliarti non vuoi, da' freno al canto.
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