Veste, incauto scrittor, d'Icaro il volo, Di Fetonte l'ardir mostra a l'ingegno, Glorioso signor, chi tenta solo Di tue lodi toccar l'ultimo segno.
Cerca in picciolo giro, in brevi carte De le spere serrar la mole immensa, Chi con industria di poetic'arte Stringer ne' carmi suoi tue glorie pensa.
Pur di tante virtù ch'in seno accogli, E 'l tuo spirto real serba e rinchiude, Quella solo dirò, ch'in petto accogli, Da la lingua melata alta virtude.
Fama in Pindo sonò che 'l bel drappello, Che dai placidi favi ambrosia fiocca, Stille d'aureo licor, lucido e bello, Al gran cigno dirceo piovesse in bocca.
Da tua bocca, Signor, dolce e faconda, Ch'in soave parlar vince il Tebano, Ne la chiesa di Dio, sacra e gioconda, Hanno il nettare lor l'api d'Urbano.
Egli in trono sedendo, ove dà leggi, Ove ognuno ai suoi piè tacito spira, De' più nobili affar gli alti maneggi Da tua lingua faconda esposti ammira.
Non sì rapido mai sciolse veloce Precipizio d'umor largo torrente, Come in prodiga vena, in dolce voce Scende da la tua lingua onda eloquente.
Da la manna del ciel che spargi fuora, E che Pito dal ciel dolce ti detta, La dolcezza del nome hai preso ancora, Ch'addolcisce l'udito e 'l core alletta.
Già per farne al tuo merto alma corona, A tua bella virtù lucente giro, L'alme rose dal ciel l'alba ti dona, L'alte porpore sue prepara Tiro.
Già dal sacro pastor cinger ti veggio D'ostro lucido il crin, lucido il manto, Del vermiglio senato in mezzo al seggio Girne al premio conforme anco il tuo vanto.
Apparecchino omai ne' subbii d'oro Purpuree fila i tessitor celesti, Per farne poi con immortal lavoro A te, degno signor, le sacre vesti.
Mandi candido bisso il belga industre, Che le nevi di Scizia al bianco eccede, Per farne poscia un paragone industre Al bel candor de la tua pura fede.
Da le viscere sue l'Indo t'invii Del metallo del sol vena ferace, Perché prodigo e largo oggi ne sii A la nuda Virtù, ch'oppressa giace.
Ecco a l'ombra real che spandi intorno La mia povera Musa oggi ne viene, E di cruda fortuna ad onta e scorno Nel tuo regio valor speranza tiene.
Tu che 'n petto romano animo augusto, Et in animo augusto attico hai senno, Mecenate ti mostra oggi et Augusto A le musiche dee ch'onor ti fenno.
Sai che mente febea narra il futuro, Che 'n poetiche note il vero intendi; Tu dal mio canto in vaticinio oscuro De la porpora omai l'augurio prendi.
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