Si narra la rapina di Proserpina, per alleviamento di bella inferma Musa, m'apporta Amore Una infausta per me novella ria:
Amarillide mia, Scossa da cruda febre, inferma langue. Deh!se calda pietà desta il tuo core, Su le fila canore
Vanne a racconsolar la bella esangue; E s'agli egri il cantar porta salute, Hai tu ne l'armonia simil virtute. Sovra morbidi lini,
Ch'in Olanda filò mano ingegnosa, Qual tramortita rosa La bella trovarai ch'inferma giace. Ivi mille vedrai nudi Amorini
Dagl'idalii confini Volati a lei per apportarle pace, Che da Canopo, delicato e lento, Intorno al volto suo chiamano il vento.
Vola rapida intanto Su l'ali che dal ciel sì belle avesti, Fendi l'aure celesti, E vanne dritta al suo felice tetto;
Ivi col riso tuo sgombra il suo pianto. Respiri ella al tuo canto, Et acchetando il travagliato petto, Racconta a lei qualche gioconda fola,
Ch'in Parnaso cantò l'argiva scola. Sai la rapina illustre Che 'l toro mentitor condusse in Creta; Sai come il gran pianeta
Mirò Dafne cangiar tosto in alloro, E Siringa tornar canna palustre; Sai come il fabbro industre, Chiamando in testimonio il sommo coro,
Con modo occulto et ingannevol arte, Colse ne' lacci suoi Venere e Marte. Di' come il re d'Averno De l'eleusina dea rapì la figlia,
Come per meraviglia, Fra tante ch'inalzò famose palme, Amor poi trionfò de l'odio eterno. Narra come l'Inferno,
Che solo albergo è di mestizia a l'alme, Vedesse d'Imeneo, tra l'ombra negra, Fiammeggiar, balenar la face allegra. Sopra trono fumante
Posava il fosco dio del cieco regno, Avvampava di sdegno, Ch'al fianco non vedeasi alma consorte; E convocando il suo collegio avante,
Contro il rettor tonante Minacciò, preparò rovina e morte; E per dar segno di vicina guerra, Crollò più volte et agitò la terra.
Già disvelta cadea Fuor da' cardini suoi l'eterea mole; Fuggia pallido il sole, Di paura tremò Delia con esso;
Già la rovina sua chiaro vedea Giove che 'n ciel sedea, Onde, per dar riparo al danno espresso, Al nipote d'Atlante il guardo gira,
E manda lui per mitigar tant'ira. Scende al re d'Acheronte Il celeste orator su l'auree piume. Innanzi al regio lume,
Ch'orrida maestà spargea nel lutto, Riverente inchinò l'egregia fronte; Poi dispargendo un fonte Di facondo parlar, ch'acqueta il tutto:
“Placati, o re”, gli dice, “eccoti omai, La sposa che desii ben tosto avrai. Verginella resiede Ne' colli di Trinacria alma e gradita,
Che con industri dita Sa di Palla avanzar gli almi ricami. Questa, che più leggiadra il sol non vede, Questa il ciel ti concede,
Ma rapirla bisogna, oggi, se brami; Pugna, audace amator, ch'avrai vittoria, E chi ruba in amor, s'acquista gloria”. Sì disse il messo alato.
Placò l'ira e 'l furor l'ardente Pluto; Restò Cerbaro muto, E l'Erinni acchetar l'impeto acceso: Quand'ecco impaziente il nume irato
Sopra il carro infocato Salta veloce a la rapina inteso; Stridono ne l'andar le stigie ruote, Ogni nero corsier la briglia scuote.
Già la regia donzella Con le figlie di Giove iva a diporto, E dal centro risorto Il tiranno de l'ombre attento stava,
Per far di tal beltà preda novella. Ridea Ciprigna bella, Che da vicino il predator mirava; E mentre in lui ridendo i lumi fisse,
Fe' cenno con la man ch'al furto uscisse. Furioso fremendo, Spicca dal carro un repentino salto, E con rapido assalto
La bella ad abbracciar corre improviso, Che mentre i vaghi fior giva cogliendo, Il timor fu sì orrendo, Ch'impallidì, che tramortì nel viso,
Che gelò, che tremò fra tanti orrori, E di man le cascar le rose e i fiori. Corre la dea di Cinto, Corre l'attica dea contro Plutone:
“Lascia”, grida, “o ladrone”. Quella oppone lo strale, e questa l'asta. Pluto, di qua, di là, d'assedio cinto, Tutto di rabbia tinto,
Con le garrule dee pugna e contrasta; E stando avvinto in sì dubbioso groppo, Non sa modo trovar d'uscir d'intoppo. Mentre fervido e vago
Rimira ai passi suoi chiuso ogni loco, Con impeto di foco Spinge il carro infernal, scote il tridente, Batte la terra, e con sulfureo lago
L'inghiotte ampia vorago. Restan le dee confuse al moto ardente; Per sì nobile acquisto Amor si gonfia, E de la preda sua Pluto trionfa.
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