La bella ricamatrice Questa Aranne d'amore, Che con dita maestre adopra l'ago, E con industre errore
Prende accorta a fregiar drappo sì vago, L'arteficio e 'l lavor sì ben comparte, Ch'a Natura fa scorno, invidia a l'arte. Mentre il lino trapunge
D'acute punte, il cor ferir mi sento; Mentre insieme congiunge E sposa a stami d'or fila d'argento, Ne la testura sua pregiata et alma,
La prigione d'amor tesse a quest'alma. Su l'ordita ricchezza Move l'agile man tanto spedita, Ch'a quell'alta prestezza
In lei folgori pensi esser le dita, Che fra tremoli rai d'argentei fiori, Fan con gelidi lampi ardere i cori. Su la rosa gentile,
Ch'animata di fuor, le ride in bocca, Il bell'ago sottile Pensosetta talor leggiadra incocca; Et in quell'atto insidiosa e vaga,
Sagittaria d'amor, gli animi impiaga. Talor col puro dente, Per aggiunger un fil, l'altro recide, E qual Parca innocente,
Lo stame ancor de la mia vita incide, E con alterni et ordinati modi, Mi stringe il cor fra quei minuti nodi. Palla forse è costei,
Ch'agli atti, a l'arti, a le maniere, al volto Ben somiglia colei, Ch'in bellezza e valor senno ha raccolto. E qual donna immortal dal ciel venuta,
Mostra in giovine età mente canuta. O la tenera Flora Su le tele a provar viene i suoi pregi, Che ricamando infiora
Con groppi d'or, con ingemmati fregi; E di se stessa imitatrice gode Schernire altrui con ingegnosa frode. O novella angioletta,
Per dimostrar quegli artefici aurati, Ha con industria eletta I ricami del ciel qua giù traslati: Poich'a far sì bell'opre ad altri ignote,
Chi celeste non è, giunger non pote.
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