Iva il guerrier di Colco Su l'argolica nave, Arando il gonfio mar con aurea prora. Spumava il rotto solco,
Mostrando vie non conosciute ancora. Aura fresca e soave Facea, nel suo spirar, lieta e gioconda Volar la vela, e tremolar per l'onda.
Al prezioso acquisto Del peregrino arnese Stava il giovine Orfeo di cetra armato; Correr dietro fu visto
Al suo dolce cantar Zefiro alato; Tranquillo il mar si rese, E da gente sì forte il re de l'acque Sofferse il giogo, e paziente tacque.
Su la poppa seduto, Ch'era d'avorio e d'oro, Si trasse il bel cantor l'eburnea lira; Poi col suo plettro arguto,
Ch'ha forza di placar le furie e l'ira, Svegliò l'ordin canoro, Et in tal guisa ei consolando giva Ne le fatiche sue la gente argiva.
“Animi avventurosi, Che per ignoti calli Nove imprese tentate e novi onori, Itene generosi,
Senza temer de l'onde i cupi orrori. Per gli ondosi cristalli Sia l'opra vostra a l'ardimento eguale: Chi tenta eccelse imprese a gloria sale.
Pioggia o turbine rio Contra voi non s'aspetta; V'è destro il cielo e la fortuna amica. Non sospettate ch'io
Ragionando v'inganni e 'l falso dica. Febo, ch'ognor mi detta Quanto ragiono a voi, musico arciero, Vuol che nel canto mio vi narri il vero.
Sofferite i disagi Con intrepido core: Che vincendo e soffrendo onor s'ottiene. Non può giungere agli agi
Chi costante al patir prima non viene. Chi semina sudore Con isperanza d'acquistar vittoria, Nel campo di virtù raccoglie gloria.
Sarà breve l'affanno; La fatica e la noia Avrà col tempo a terminarsi al fine: Meta i disagi avranno,
Ma l'onor non avrà termine o fine. Fia perpetua la gioia; Già de' vostri trionfi il tempo è corto: Ecco il premio vicino, eccovi il porto.
Fra gli stenti più cresce, Più s'affina e s'indura Nei sudor la virtù d'almo campione; Più gagliardo riesce
Chi le sue forze a esercitar si pone. Franca, forte e sicura, Fra perigli di morte anima avvezza La guerra incontra e la tempesta apprezza.
Animo neghittoso, Che ne l'ozio marcisce, Non speri aver giamai trionfo o palma. Non ben gode il riposo,
Chi fatica non prende illustre et alma. Trionfa sol chi ardisce; Più dolce da la guerra esce la pace, Et amica è la sorte a l'uomo audace.
Verrà dopo mille anni Chi da la Grecia uscito L'orgoglio domarà del mar superbo. Vincitor negli affanni,
Con matura virtù giovine acerbo, Con due colonne, ardito, Porrà, solcando l'indico Oceano, L'ultimo segno a l'ardimento umano.
Ma superato e vinto D'ardimento e d'ingegno D'un ligustico eroe sarà costui. Questi da gloria spinto,
Tant'oltre stenderà gli abeti sui, Ch'oltra l'erculeo segno Scorgerà, troverà di tutti ei prima Novo mar, novo mondo, e novo clima.
Simil vittoria il fato, Lelio, già ti prepara; Così Febo nel cor di te m'accenna. Or tu sul pino alato
Scorri il gallico mar con lieve antenna; Ecco il ciel si rischiara, Ecco il mar si tranquilla, avrai vittoria: “Il vello d'oro tuo sarà la gloria”.
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