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1612–1644

Per bella donna ch'uccellava con archibugio

Girolamo Fontanella

Lascia il bellico arnese, Che vibra in aria impetuoso il foco; Ch'è fierezza e non gioco Far bella donna agli augelletti offese.

Troppo ruvida parme Per le tue man tal arme: Altri il piombo tonante in guerra scocchi, Fulmina tu con gli occhi;

Con armi di beltà pugna nel campo, E d'Amor, non di Marte esca il tuo lampo. Trema l'orrida selva D'ogni tuo colpo al rimbombar feroce.

Corre tosto veloce Ad intanarsi ogni romita belva. Pavido e timidetto Fugge il pinto augelletto;

E fassi in cieco orror l'aria fumante. Pallido e tremolante Si scote il ramo et ogni fronda insieme, La foresta rimbomba e l'antro freme.

Ahi, quanto fu crudele Chi da prima turbò la pace amata De la famiglia alata, Che l'aria intuona ancor d'alte querele!

Pura, schietta e sincera È la pennuta schiera: Far non potea fra noi l'alma Natura Più leggiadra fattura;

Ha di mille color pinte le membra, Et al volo et al canto angelo assembra. Al crudel non bastava La balestra, la rete, il laccio e 'l visco,

Se con aperto risco Battaglia a lui di foco ancor non dava. Vibrar fulmine ardente Contro spirto innocente,

Ch'altro non fa che dilettar col pianto; Troncarli il dolce canto, Fermarli il volo et impedirli il fiato, Fu di barbara prova atto spietato.

Vada ai campi di Marte, Non ai boschi a sfogar l'ira omicida; Ai tumulti, a le strida, A le risse, a le furie usi tal arte.

Contro barbari tetti, Contro gelidi petti Opri i fulmini suoi l'empio guerriero; Là rigido, là fiero

Faccia dal ferro suo volar la morte; A chi pace desia, guerra non porte. Pera il crudo alemanno, Che dal concavo bronzo, autor maligno,

Trovò l'infame ordigno, Ch'è tanto al mondo apportator di danno: Crudo ingegno, empia mano Ebbe l'uomo inumano,

Ch'imitando dapoi l'infame esempio, Forò, perverso et empio, Il crudo ferro, e con virtù tiranna Fe' rimbombar la temeraria canna.

Ah, sofferir può Giove, Quando ascolta là su l'alto rimbombo Del fulminante piombo, E non punir sì scelerate prove?

Come può senza sdegno Guardar da l'alto regno De l'ardito guerrier l'infame orgoglio, E dal superbo soglio

Del suo stellato e luminoso trono Non fulminar l'imitator del tuono? Deh, se 'l Re de le stelle Scagliò da l'alto Olimpo armi tonanti

Contro i fieri Giganti, E la rocca espugnò ch'alzò Babelle, Fulmini ancor l'infame, Ch'insidiose trame

Con quest'arme crudel nel mondo adopra! Cessasse almen di sopra Giove coi tuoni suoi di farne guerra, Or ch'i fulmini suoi vibra la terra.

E se punìo dal cielo Il rapitor de la celeste face, Punisca ancor l'audace Che vibra a' danni altrui sì crudo telo.

Filli, a te sol perdoni, Che se col ferro tuoni, E le fere uccidendo intorno vai, Dolce morir le fai;

E per farsi in bocca tua esca gradita, Stima dolce ogni augello uscir di vita.

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