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1612–1644

La bella saltatrice

Girolamo Fontanella

Questa bella d'amor maga innocente, Che con giri fatali I balli move inegualmente eguali, Fa d'insolita gioia ebra ogni mente;

E 'l piè sciogliendo ai regolati errori, Incatena gli spirti, incanta i cori. Prima accorta ne' moti, alza e misura Col bel suon de le corde

Ne la musica danza il piè concorde, Dando al corpo gentil grazia e misura; Indi parte e ritorna, e mentre riede, Sopra l'ali d'amor regge il bel piede.

Desta e sciolta, in un piè s'attiene e libra; Indi il passo radoppia, E l'alza in aria e nel cader l'accoppia; Si rota intorno e se medesma vibra;

E ne' suoi modi e ne' suoi moti erranti, Fatta rota d'amor, volge gli amanti. China a tempo il ginocchio e l'aurea testa Con bell'atto soave,

E posando la danza, ergesi grave; Poi si spicca in un salto, agile e desta, Che leggiero dal vol s'erge tant'alto, Che, dubbioso, non sai s'è volo o salto.

Va con breve et armonico intervallo Regolato da l'arte, Or da la manca, or da la dritta parte; Fugge e rompe la fuga in mezzo al ballo,

E ne l'ordine suo mutando gioco, La credi in uno, et è ne l'altro loco. Mentre fuor dal bel lembo aurato e bello De la gonna sua vaga

Spinge il piè delicato, ogn'alma impiaga: Par la punta del piè strale novello, Che spedito e veloce in mezzo i petti Fuor da l'arco d'amor, l'alme saetti.

Forsi scesa qua giù la bianca Luna Dai volubili calli, Ha traslati tra noi gli eterni balli? O pur, nova d'amor vaga Fortuna,

Rendendo altri infelice, altri beato, Volge in vario tenor l'umano stato? Da sì belle e sì rapide carole Apprendete voi, stelle,

A danzar colà su più vaghe e belle. Ore, ancelle del dì, figlie del Sole, Che danzando là su guidate il giorno, Fermate il ballo ad ammirarla intorno.

E voi, ditemi ancor, nunzi volanti, Che con alto governo Regolate del ciel l'ordine eterno, Da quei zaffiri mobili e rotanti,

Ch'han nel danzar sì numerosi corsi, Danzatrice sì bella è scesa forsi? Già di là rispondete, e già v'ascolto Dai celesti zaffiri:

“Donna umana non è costei che miri. Se veder brami il ciel, mira quel volto; Mira quel piè, ch'in maestà reale Ha dagli angeli appreso il moto e l'ale”.

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