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1612–1644

L´Autunno

Girolamo Fontanella

Lascia Cerere i campi e lieta in vista Già Pomona ritorna, ebra e ridente. Già le pompe sue spente Da l'arsura del sol la terra acquista,

E il rettor de la luce in trono adorno Ne la lance d'Astrea misura il giorno. Già de le torti viti il re fecondo, Ch'adorno il petto ha di macchiate pelli,

Di pampani novelli Sul carro inghirlandato esce giocondo, E fa ne' vasi di bel mosto tinti Stillar rubini e gocciolar giacinti.

Segue lui ne l'andar, veglio tremante, Sovra pigro destrier l'ebro Sileno, Che di gioia ripieno Colma le tazze di lieo spumante;

E quel lascivo e sfavillante riso, Ch'allegrezza è del cor, mostra nel viso. Van con tremolo andar, pendole e belle, Mosse ai fiati del ciel l'uve gioconde,

Ch'entro un cielo di fronde Fanno ingiuria ai piropi, onta a le stelle, E palesano altrui, perché le coglia, Ch'hanno dolce l'umor, molle la spoglia.

Già l'avaro cultor mirando i parti De le viti ritorte esser nel fine, Sparsi d'umide brine, Lascia i tori vagar liberi e sparti,

Né col vomere adunco, ai solchi eletto, A la madre commun lacera il petto. Ei vedendo spuntar de l'alba il lampo, Scala lunga et aguzza erge e sostiene;

Giubilando poi viene Ove colmo di viti ombreggia il campo, E la gioia del cor mostrando in fronte, Col rimbombo del corno assorda il monte.

Chi spogliando le viti empie le ceste, E dagli alberi in giù calar le suole; Chi poi danze e carole Va tessendo con piè, leggiere e preste;

E bevendo nel vino umida gioia, Come in onda letea lascia ogni noia. Altri poi, quando Giuno aspra si turba, E di freddo rigor le membra offende,

Aride stoppie accende, Per riscaldar la montanara turba, Che l'alte fiamme in rimirar del foco, Su le vampe talor salta per gioco.

Or voi, musiche dee, ch'i sacri fonti, A chi sete ha d'onor, scoprendo andate, Sù, lasciate, lasciate D'Eliso i campi e di Parnaso i monti;

E seguaci di Bacco in monti e in valli, Intessete con piè trecce di balli. Offeritemi al labbro arsiccio e lento Quel ch'è nettare in cielo e in terra è vino.

O spumante rubino! O topazio stillante in cavo argento! Ch'in poetico ingegno, in nobil core, Dove il vino non è, manca il furore.

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