Urania, tu che su l'empiree stelle Addobbata di luce intorno splendi, Lascia sedi sì belle E d'un legno adorato a l'ombra scendi.
Qui tra romite celle Ad intrecciar nel tuo dorato crine Prendi in vece de' lauri oggi le spine. Risvegli il tuo furor celeste arsura.
Sia il Giordano idumeo Castalia fonte, Febo il Sol di Natura, Parnaso illustre il bel Calvario monte, Carta candida e pura
Del gran Verbo umanato il corpo essangue, Vaso il cor, penne i chiovi, inchiostro il sangue. Cangia in bruno color l'aurato manto, Sveglia armonica sì, ma flebil voce,
E canora nel pianto, Prendi a cantar la venerabil Croce, Trofeo divino e santo, Tronco sacrato e benedetto legno,
Già d'infamia, or di gloria ultimo segno. Questa Croce è quel talamo dorato, In cui l'Agno di Dio morte sofferse, Sacro altare odorato,
Ove al Padre il Figliuol se stesso offerse; Luttuoso apparato, Mesta e tragica scena, ove morio, Sotto forma di servo, ascoso Dio.
Questa è il palo mirabile d'Egitto, Ove, mistica serpe, il sommo Amore Diè rimedio a l'afflitto, Salute a l'alma e medicina al core,
Scudo saldo et invitto, Strada e scala sicura, onde spedita Poggia l'anima al ciel, regno di vita. Questa è il carro pomposo e trionfale,
Ove il Re de la gloria al ciel ne guida; Lancia e spada fatale, Che minaccia l'Inferno e l'uomo affida; Ponte e rocca immortale,
Che, sollevata al ciel, tant'alto giunse, Ch'a l'altezza di Dio l'uomo congiunse. Questa è l'Arbor vitale e gloriosa, Onde a noi di salute il frutto pende,
Colonna luminosa, Che fra l'ombre del mondo arde e risplende; Verga misteriosa, Che da pietra animata, alta e gioconda,
Salutifera a noi produce l'onda. Questa è in mano di Dio la doppia chiave, Che rinchiude l'Inferno e 'l Ciel disserra; Sacra e mistica nave,
Che trasporta là su l'alme da terra; Tramontana soave, Palma e pira amorosa, ove il gran Nume, Generosa Fenice, arse le piume.
Questa è il plettro e la lira, in cui pietoso Cantò, musico Orfeo, l'amante eterno, Quando vittorioso Le crude rivocò leggi d'Averno,
E dal carcere ombroso, Con allegro volar, libere e sciolte A la luce cavò l'alme sepolte. Di questo sacro arnese uscir tu puoi,
Generosa Giovanna, armata in campo. Guerreggiar gli avi tuoi, Tu pugna ancor, ma col tartareo campo. Non città, non eroi
Vincere e debellar sarà tua gloria, Ma del mondo e de' sensi avrai vittoria.
Cookies on Poetry Cove