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1612–1644

Alle piaghe di S. Francesco

Girolamo Fontanella

Fortunate ferite, Di serafico dardo opre amorose, Macchie belle e gradite, D'animato giardin purpuree rose,

Care celle de l'alma, in cui soavi L'api eterne del ciel tessono i favi. Luminosi spiragli, Di beata prigion sacri cancelli,

Misteriosi intagli, Di divino scultor fregi novelli, Caldi rivi di luce, ove gioconde Di pregiato licor distillan onde.

Sanguinosi ricami, Pompe d'alto splendor, fiocchi celesti, Di preziosi stami Dal Sovrano Fattor vaghi contesti,

Infiammati piropi, ove si vede, Con incastro d'amore, oro di fede. Gemme lucide e fine, Stelle chiare del ciel, segni fatali,

Spiritose fucine, Che nutrite d'amor fiamme vitali, Amorose fenestre, ond'escon fuore Le faville d'un petto, Etna d'amore.

Vive bocche lucenti, Che con lingue di foco a Dio parlate, Cifre belle et ardenti, Che dal Sommo Scrittor foste segnate,

Di suggello divin stampe vivaci, Di pennello immortal forme veraci. Preziosi tesori Di stillanti rubin ricchi e fecondi,

Graziosi splendori, De l'incendio del cor lampi giocondi, Specchi di carità, dove s'interna, Come in fonte d'amor, l'imago eterna.

Voi gloriose piaghe, Infocate d'amor santo e divino, Che rilucenti e vaghe Come segni di Cristo adoro e inchino,

Per la via de la gloria accese e belle, Nel mio corso mortal siatemi stelle.

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