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1612–1644

Alla vita solitaria

Girolamo Fontanella

O tre volte beato Chi t'abbraccia col cor, rustica vita; Tu con soave stato Mantieni l'uomo in libertà gradita,

E nemica di guerra, Compagna sei de l'innocenza in terra. Tu qual cielo terreno Per angeli hai nel grembo alati augelli,

Che nel tempo sereno Tesson groppi d'amor canori e belli, E con alterni cori Carolando tra fior sembrano amori.

Per te fra questi colli, Scompagnato da' fasti, io vivo in festa; E su l'erbette molli Ogni cura bandisco al cor molesta,

E sotto ombroso alloro Godo lunge da l'or l'età de l'oro. Qui turbator di pace, Strepito popolar non odo o sento,

Ma, limpida e fugace, Tra sassi mormorar l'onda d'argento, Che la lucida lingua Par che figlia del sonno apra e distingua.

Abiti la cittate Ambizioso cor d'ombra d'onore, Ch'io ne la povertate Ricco trovo il desio, satollo il core,

E sotto il rezzo estivo M'è cibo il latte, e m'è bevanda il rivo. Là teme il re potente Bever nel vaso d'or l'onda di Lete.

Qui presso il rio corrente Sicuro ammorza ogni pastor la sete; A l'ombra posa, e l'ombra Di soave piacer l'alma gl'ingombra.

Qui la froda e l'inganno È di semplice man scherzo gradito; Qui l'insidie si fanno Di torti nodi in laberinto ordito,

Per inescar tra vepri Paurose damme e timidette lepri. Qui la bellica tromba Non viene arguta a spaventar le menti,

Che dal letto a la tomba, Risvegliando l'ardir, porta le genti. Ma, sgombrando ogni noia, Spira musico legno aura di gioia.

Qui superbo non spira Mai di tumido fasto Euro vagante, Ma vezzosetto gira Su le penne de' fior Zefiro amante

Tra mille piante e mille Ombre fresche, antri foschi, onde tranquille. Qui lusinghiera lode Non empie altrui di vanità l'orecchio;

E senz'occulta frode Qui la fronte è del cor limpido specchio; E quel che chiude il core, Semplicetta la bocca esprime fore.

Qui nel silenzio impara Devoto spirto a ragionar col Cielo; E fra l'ombre rischiara Dei ciechi affetti il nubiloso velo;

E da cupo recesso, Perch'in Dio s'avvicini, erge se stesso. Qui rota allegro il giorno, Né di nembo o d'orror giamai s'appanna;

Qui suda l'aria intorno Prezioso licor di dolce manna, Che la bocca gioconda Apre ai teneri fior chiave feconda.

Solitudine amata, Le bell'ombre ch'hai tu, son puri lumi, Che ne l'età dorata Fosti stanza et albergo ai sommi numi,

Onde chi vive in selve, S'assomiglia agli dei, non a le belve.

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