O bellissima rosa,
De la terra e del ciel tenera figlia,
Tu da la siepe ombrosa
Verginella pudica esci vermiglia,
E sotto il vel de l'odorate frondi
Vergognosa leggiadra il capo ascondi.
Spargi allegre faville
Nel tuo lieto spuntar fresco e ridente,
E con bionde pupille
Vagheggiata vagheggi il sol nascente,
E de l'alba rivolta al chiaro viso,
Nel tuo vivo rossor sfavilli un riso.
Per tutto, ove tu nasci,
Suona tromba d'april musica l'ôra;
Nel cespo, ove ti pasci,
Viene balia d'amor l'umid'Aurora,
E con licor di rugiadoso argento,
Ti porge in coppa d'or fresco alimento.
Tu nei gemmati campi
Sei del volgo dei fior donna e reina;
E mentre accesa avvampi
Nel trono bel de l'intrecciata spina,
In maestà superba, in tutti i lati,
Folgoreggi fra l'erbe, occhio de' prati.
Hai di spine pungenti
Mille in difesa tua rigide schiere,
Che con armi nocenti
Guardano ognor le tue bellezze altiere,
E con applauso in tuo munito seggio
Hai da l'aure ministre almo corteggio.
Graziosa pittura
De la madre d'Amor nobile e degna,
Tu, di vergine pura
E di fido amator commune insegna,
Hai nel soave odor soave ardore,
E ne le spine tue strali d'amore.
Tu, de l'alma pittrice
Che colora le piagge almo lavoro,
Sei qual vaga fenice,
Ch'ha di porpora il manto e 'l capo d'oro;
E ne l'esser sì bella e vaga tanto,
Qual fenice hai di fior l'unico vanto.