Pargoletta ridente, Che con trepidi lampi Nel vezzoso Oriente Con piè lucido e vago il giorno stampi,
E coronata di purpurei fiori, Rallegrando le viste, apri i colori. Tu, che tremola e bella Nel silenzio ragioni,
E con muta favella Fai coi balli del ciel musici tuoni, E con lucide note in vari segni Mille occulti misteri apri et insegni.
Glorioso strumento Del divino Architetto, Luminoso ornamento, De l'eterno splendor nobile effetto,
Pura grazia de' sensi, occhio fecondo, Simulacro di Dio, gloria del mondo. Regolata misura, Che fan l'ore volanti,
Dove l'alma Natura Fe' nel carro del Sol gli orbi rotanti, Allegrezza de l'alme, esca vitale, Ombra chiara di Dio, dono immortale,
Tu, qual vergine industre, Fai di raggi contesti Un lavoro sì illustre, Che di porpora e d'or gli angeli vesti,
Fregi il dì, squarci l'ombre, indori il cielo, Pingi i fior, nutri l'erbe e stempri il gelo. Sin ai fondi riposti Penetrando discendi,
E i secreti nascosti De l'interno del mar palesi rendi; E purgando i color gelidi e vili, I più densi vapor rendi sottili.
Coronata la fronte Di diadema dorato, Nel sovrano orizzonte Apri d'auree miniere uscio ingemmato;
E con prodiga man liquide e belle Versi piogge di perle, onde di stelle. Non terreno colore, Non mortale pennello
Può con alto valore Ritrarre in tele il tuo splendor sì bello, Il tuo splendor che da la man di Dio, Per dar vita a le cose, al mondo uscio.
Or tu, lucida scorta, Pura, candida e fida, Per la via che trasporta L'alme al vero Fattor, scorgimi e guida,
Sì ch'in mezzo l'orror ch'oggi m'ingombra, Abbracciando la luce io lasci l'ombra.
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