O tiranna fallace, Che con rapida mano Volgi in vario tenor lo stato umano; E nemica di pace,
Ne la rota volubile del mondo Chi levi in alto e chi deprimi al fondo. Signoreggi i mortali, Ma senz'ordini o leggi
La monarchia de l'Universo reggi; E del vetro più frali Mentre porgi i tuoi beni e mentre inganni, Senza fede serbar, premi e condanni.
Agl'insani opportuna Ridi prodiga d'oro, Et avara a virtù neghi tesoro, E guerriera importuna,
Con saette di mali incontra i buoni, Ne l'imprese di glorie ognor t'opponi. Su la tumida cima Degli onori apparenti
Sollevi pur l'ambiziose genti; E gl'innalzi tu prima, Perché dapoi con repentino volo La caduta maggior trovino al suolo.
Tu chiamata non odi, Né per querule grida, Da l'usato rigor t'arresti infida; Ma dei miseri godi,
E prostrato a l'in giù, chino e dimesso, Per ischerno maggior calchi l'oppresso. Scarsa e prodiga insieme Infra doni e rapine,
Diverso fai dal tuo principio il fine. Rendi vana la speme, E promettendo, ne la fe' che rompi, I disegni ad altrui spesso interrompi.
Furiosa vagante Per le lubriche vie De l'indomito mar corri e travie; Et a l'aura incostante,
Mentre il cauto nocchier spande l'antenne, De le false speranze apri le penne. Ne le perfide corti, Fra 'l dubbioso e l'incerto,
Sei cieca finta in riguardare il merto; E quel premio ch'apporti, A l'altrui servitù dannoso in tutto, Di penitenza e di dolore è frutto.
Vedi Roma superba, Che destrutta cadeo, Del tuo valor, del tuor furor trofeo; E premendo su l'erba,
Fai di moli abbattute in vario loco Con tirannico piè trastullo e gioco. Sei del volgo insensato, Ch'adombrato ha l'idea,
Chimera vana, imaginaria dea, Onde ben forsennato È chi ti siegue; e chi ti crede ardente, Folle imaginator, dà fede al niente.
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