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1612–1644

Alla fenice

Girolamo Fontanella

O del vago Oriente Cittadina felice, Peregrina lucente De l'odorosa arabica pendice,

Che sola al mondo hai fra l'alato stuolo Eterno il corso et immortale il volo. Vivi in clima giocondo, Temperato e sereno,

Ove il monte fecondo Ha ricco il dorso e prezioso il seno, Tra verdi piante e tra perpetui fiori Fumando incensi e distillando odori.

Sollevando la testa, Con pomposo lavoro Di bellissima cresta, Il manto hai d'ostro e la corona hai d'oro,

Et ambe l'ali a meraviglia belle, Trapunte a soli e ricamate a stelle. Porti ricco monile Ne la gola vezzosa,

Che 'l tuo collo gentile Con leggiadri profili orna pomposa, E di vivo corallo e lucid'ostro Mostri pinte le fauci, adorno il rostro.

Tu famelica errante, Non procacci alimenti, Né con bocca anelante Bramosa corri ai liquefatti argenti,

Ma grato il cibo e preziosa hai l'esca D'ambrosia pura e di rugiada fresca. Quando stanco nel dorso, Sotto il peso degli anni,

Movi tremolo il corso, E debil forza in agitare i vanni, Indrizzi il volo ove superbo colle Il giogo inalza e la cervice estolle.

Sembra il tumido monte Orgogliosa Babelle, Che poggiando a le stelle, Va temeraria a sollevar la fronte,

E d'alte nubi incoronato intorno Aguzzo stende e rilevato il corno. Quinci limpida e piana Scaturisce fra sassi

Graziosa fontana, Che lieti move e tortuosi passi, E dentro cupa et arenosa sponda D'argento i pesci e di cristallo ha l'onda.

Qui piegando le cime Sopra ogn'altro arboscello, Sorge palma sublime Di cento spade Briareo novello,

Che s'erge in alto, e si profonda dentro, Col capo al ciel, con le radici al centro. Qui poggiando riposi Nel tuo corso affannata;

Qui di rami odorosi Fai, novella architetta, arca odorata, E qui battendo e dibattendo l'ali Desti in mezzo le fiamme aure vitali.

Mille vaghi augelletti Ti consacrano a canto, Con pietosi versetti, Lugubre esequie di canoro pianto,

E 'l rusignuol nel tuo morir vivace, Con la musica sua t'impetra pace. Tu svegliando l'ardire Fra gli ardori dei lampi

Sostenendo il morire, Invitta mori, e generosa avvampi; E morta al fin, con fortunata sorte Vai gloriosa a trionfar di morte.

Ma risorta fanciulla, Ne la morte hai la vita, Ne la tomba hai la culla, E sai nel fin principiar la vita.

E figlia e madre di te stessa eguale, Da le ceneri tue sorgi immortale.

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