Cicaletta innocente, Garruletta volante, Che con voce ridente, Bella nunzia di spiche esci festante;
Cittadina vagante, Che cercando fra' rami ombra tranquilla Sei di Cerere bella organo e squilla. Tu nel collo dipinto
Hai sì vago monile, Che di porpora tinto, Par di saggio pittor linea sottile; Tu leggiadra e gentile,
Di due tenere fila il capo adorna, In sembianza di luna ergi due corna. Tu qual vago organetto Variamente vergato,
Mostri il tenero petto, Onde musico spicca il dolce fiato; Tu nel colle e nel prato Fai rimbombar soavemente acuto
Da le picciole canne il suono arguto. Tempri, musica estiva, Graziosa e vitale, La bell'arpa nativa,
Che con vago lavor porti ne l'ale; E nel canto sei tale, Che nel caldo sudor, mentre il conforti, A l'avaro cultor refugio apporti.
Tu non pasci il digiuno Di semenza o di fronda, Ma nel tempo opportuno, Rugiadoso licor libi gioconda,
Gusti brina feconda, Et amica de l'aria umida e pura, De l'estivo calor tempri l'arsura. Tu non provi gli affanni
De la rigida etate, Ma nel corso degli anni Spiri dolci di vita aure odorate; Godi dolce l'estate,
E fuggendo del sol gli ardenti rai, Striduletta romita a l'ombra stai. Ben valesti volando Da scoscesa pendice,
Graziosa cantando, Di rotta corda sostener la vice Sopra cetra felice, Ch'entro picciola gola, alta e sonora,
Hai di musico spirto aura canora. Or tu spirami in seno, Vagabonda animella, Quel tuo fiato sereno,
Quell'aura tua sì armoniosa e bella. Tu, romita novella, Fra sì bianchi oliveti accolta e chiusa, Su la cetera mia sarai la Musa.
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