O lusinga soave, Che de l'alto Signor l'orecchio alletti, Stral che pungi e diletti, Suon che placido e grave
Fai sì bella armonia d'alti lamenti, Che 'l divino furor dolce addormenti. Sei de' cori a Dio cari Contro il fiero nemico arme potente,
Scudo che l'innocente Contro i colpi ripari, Ostia d'amor ch'innamorata e fida Mandi incenso che parla, odor che grida.
Sei quell'aurea catena, Che l'eterna bontà leghi parlando, Quella sacra Sirena, Che dai vita cantando,
E con estasi bella e dolce oblio Ne fai morti a la terra e vivi a Dio. Sei quel parto d'amore, Che nel cupo tacer più dolce nasci,
Che di pace ti pasci, Ch'hai la culla nel core, E con vagiti spiritosi e vivi, Penetrando le sfere, al cielo arrivi.
Quella pura colomba, Che ne l'arca del cor la pace apporti, Quella mistica tromba, Che risvegli anco i morti,
Che dal mondo inudita al cielo gridi, Che spaventi l'Inferno e l'uomo affidi. Tu per gradi sublimi Sai compor d'umiltà sicura scala,
Alzi al ciel chi si cala, Chi s'atterra sublimi, E tal virtù di melodia dispensi, Che per dolcezza immobilisci i sensi.
Fuggi i vani tumulti, Schivi i garruli applausi, odii i contrasti, Odii i publici fasti, Ami gli antri più occulti,
Et amica de l'ombre, entro gli orrori, Ne le tenebre fosche allumi i cori. Quei sospiri profondi, Quei singulti d'amor ch'in aura esali,
Son incensi vocali, Son profumi facondi, Che su l'ali d'amor levati a volo, A l'orecchio di Dio giungono solo.
Che non puoi con tue note, O preghiera devota, o sacro detto? Rompi il solido tetto De le sferiche ruote,
Et aprendoti al ciel libera strada, Ne la mano di Dio fermi la spada. Sono chiavi sonanti Le preghiere d'Elia mosse da terra;
Serra i cieli e disserra A le piogge stillanti, E sì forte pregando il cielo invoca, Che dai termini suoi morte rivoca.
Che là su non ardisce Forza d'alto pregar?su l'aurea mole Dar può legge anco al sole, Fin al sol l'ubbidisce;
Ferma al tempo la fuga, e 'l nume aurato In sì bell'armonia resta incantato. Scende il primo elemento, Contro l'ordine suo, dal proprio loco;
Dà al sacrificio foco Senza fomite o vento, Et a trarlo qua giù solo è bastante Con devote parole anima orante.
S'apre il pelago ondoso, Dando al popolo ebreo libero il passo; Vien da sterile sasso Fonte insolito ascoso,
Giù distilla la manna il largo cielo, Ove sparge Mosè prieghi di zelo. Che non fa Gedeone Volto al zelo di Dio mentre combatte?
Vince, calca et abbatte Sette audaci corone, E col foco del priego, Ercol celeste, Tronca l'idra giudea di sette teste.
Che mirasse ammirando Babilonico re fanciulli illesi Gir per camini accesi, Baldanzosi cantando,
Fu di priego devoto ardente forza, Che 'l vigor de la fiamma in terra ammorza. Deh!se l'impeto edace Puoi del foco arrestar, tu priego santo,
In me tu spegni intanto L'ardor vano e fallace, E sì nobile in me produci frutto, Che del foco di Dio sfavilli tutto.
Cookies on Poetry Cove