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1612–1644

Al sonno

Girolamo Fontanella

Cittadino letale, Che dentro oscuro nembo Coverto a Pasitea risiedi in grembo. Et infuse d'oblio movendo l'ale,

Mentre spande la notte i pigri vanni, Fra papaveri molli i lumi appanni. Graziosa quiete, Che con negri licori

Tranquilli i petti e raddolcisci i cori; E tessendo fra l'ombre umida rete Di fredde nubi e di vapori densi, Fai, con dolce ingannar, preda de' sensi.

Tenebroso custode, Che con due chiavi algenti Serri al nostro veder gli usci lucenti, E con soave e dilettosa frode

Di pacifico oblio, tenace e forte, Mostri, dentro il dormir, che cosa è morte. Carceriero soave, Che con gelidi nodi

Dentro i ceppi de l'ozio i membri annodi; E di tenebre cinto, umido e grave, Ogni cura mordace ai petti accolta In sepolcro d'oblio tieni sepolta.

Taciturno pittore, Che fallace e mentita Fai la morte apparir dentro la vita; E con freddo pennel d'alto sopore

La sembianza di lei sì ombrando vai, Che par morto quel volto, ove tu stai. Messaggiero fugace, Che gradito e giocondo

Sei nel riposo e nel silenzio al mondo, E nemico di guerra, autor di pace Degli egri affetti in mitigar la salma, Dai forza al corpo e dai riposo a l'alma.

Vieni, placido sonno, E con ramo d'olivo, Che di Lete bagnar suoli nel rivo, Ai sensi miei che riposar non ponno

Spargi stille sognanti, ond'io pietosa, Combattuto d'amor, trovi in te posa. Le palpebre mi serra, Porte amare, onde solo

A l'uscir del mio pianto entra il mio duolo. E in acquetar mia tempestosa guerra Fammi veder, perch'il mio cor console, Fra le tenebre tue, lieto il mio Sole.

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