O semideo pennuto, Che mentre i vanni scuoti, Fastoso giri et orgoglioso ruoti, E de' fieri Giganti emulo arguto,
Per gir là su, con baldanzosa fronte, Fai di tue penne un temerario ponte. Vago cielo animato, Vivo aprile novello,
Di tua vana beltà narciso augello, Primavera volante, Argo stellato, In vagheggiare il tuo natio tesoro Hai pupille d'argento et occhi d'oro.
Rivolgendoti in giro, Sembri lucida e bella Dentro un cielo di piume Iri novella, Che con arco pomposo occhiuto giro,
Fra macchie azzurre et argentati fiocchi, Al grand'occhio del Sol giri mill'occhi. Fra la plebe canora Di dipinto cimiero
Ornato il capo, insuperbisci altero, Perché audace nel ciel vorresti ancora, Come tiri di Giuno il carro adorno, Nel bel carro del Sol condurre il giorno.
Ambizioso prendi Con ingemmata mole La rota istessa ad emular del Sole, E 'n tanto orgoglio et arroganza ascendi,
E sì nel fasto e ne l'ardir ti gonfi, Che le glorie del Sol fai tuoi trionfi. Prezioso monile, Come re degli alati,
Nel collo porti di gioielli aurati, E ne la pompa e ne l'andar simile A gran Sir maestoso, aggiri tardo Superbo il passo et orgoglioso il guardo.
Colorito di fiori, Ricamato di stelle, Discopri a noi le tue fattezze belle, E con mille gemmette aurei lavori,
Sembri un ciel pargoletto, e sei tu appresso Il proprio Atlante del tuo cielo istesso. Sei di pura colomba Lusinghevole amico,
E di lubrica serpe aspro nemico; Pur la stridula voce usi per tromba Allor ch'irato e minaccioso in terra Al feroce dragon movi tu guerra.
Ma se l'occhio hai rivolto Ne la terra ove passi, La ruota rompi e la superbia abbassi; E L'UOMO no, ch'ambizioso e stolto,
Sa ch'è un pugno di fango, opra mortale, E del tumido ardir non bassa l'ale.
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