Sul pauroso mar l´occhio si stende
da la tacita rada, e il cor non trema:
ma, come il pin s´innoltra, e il vespro scende,
e a mano a mano che la terra scema,
grandeggia il cielo e l´acqua, e più non splende
il fanal della costa, una suprema
sconfinata tristezza al cor s´apprende,
né sa ben dir qual nova ombra lo prema.
Forse, o povero cor, tutta ti appare
la picciolezza tua, verme perduto
tra ´l ciel profondo e l´infinito mare!
Pur tu domini l´acque e imperi ai venti.
Povero cor, qual regno hai ricevuto,
se più sei mesto ove più re ti senti!