Porgi, fanciulla mia, porgi le dita,
ché il giorno è mesto agli ebani canori;
e, come malinconica e romita
tortore piagne a la stagion dei fiori,
tu pur, fiso lo sguardo oltre la vita,
piagni a tre corde come son tre cuori:
piangi in questa di Dio lingua infinita,
che s´annunzia immortal, s´anco tu muori.
Ah, non sai, lacrimando in poche note,
quanta parte di ciel manifestarmi
tu, non altri del mondo, unica puoi!
Ché tu divelli da l´eterne rote
la madre tua. Sì veramente parmi
d´averla presso a piangere con noi.