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1814–1884

XXXII

Giovanni Prati

Porgi, fanciulla mia, porgi le dita, ché il giorno è mesto agli ebani canori; e, come malinconica e romita tortore piagne a la stagion dei fiori,

tu pur, fiso lo sguardo oltre la vita, piagni a tre corde come son tre cuori: piangi in questa di Dio lingua infinita, che s´annunzia immortal, s´anco tu muori.

Ah, non sai, lacrimando in poche note, quanta parte di ciel manifestarmi tu, non altri del mondo, unica puoi! Ché tu divelli da l´eterne rote

la madre tua. Sì veramente parmi d´averla presso a piangere con noi.

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