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1814–1884

XXVIII

Giovanni Prati

In cima di selvaggio ermo dirupo suo ruvido moschetto il pastor spiana contro la biancicante ombra del lupo, che spunta, a notte, da la negra tana.

Poi quando rompe a le tenebre il cupo la oriente nel ciel stella Diana, morto e´ lo canta, e con le agnelle a strupo giù per li verdi paschi s´allontana.

E tra i cespugli, a la vorace e tetra fame de´ corvi, si riman l´infranta belva caduta a insanguinar la pietra. E anch´io son tale, che il mio tedio uccido:

poi, di tutto in oblio, l´anima canta coi fantasmi che salvi escon del nido.

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