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1814–1884

XXIII

Giovanni Prati

La celia è fiore che spunta a bacio, più bel, se in ombra solitaria brilla: ell´è frescura di tacito rio in quella parte là quando zampilla:

ell´è tripudio d´uccellin che trilla dopo la pioggia sul ramo natio: ell´è d´arcane ceneri favilla, cara favilla, e ti conosco anch´io!

Quando il cor, di tristezze a sé men fabbro, tregua del suo martìr prende alcun poco, tu mi baleni, o favilletta, al labbro. Tu mi baleni, e via fuggi col vento;

ma, consolato del tuo dolce foco, torna il cor, meno immite, al suo lamento.

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