O traversando le romite strade,
o misurando il portico ventoso,
ogn´alto spettro, che in pensier mi cade,
vesto di note. E m´è divin riposo
la soave mestizia che m´invade,
mista a la gioia del lavor nascoso:
onde l´Imo salir, mentre il piè rade,
parmi a le nozze ascree, delfico sposo.
Altri voli in quadriga, altri la dura
prema polve de´ campi: io non agogno
che un raggio de la grande attica fola.
E così l´opra nel pensier matura:
l´opra, che vive, come un dolce sogno,
a lusingar la breve ora che vola.