Quand´io mi guardo e sì piccin mi trovo,
di virtù nudo e di miserie carco,
in man ti prendo, o mio vecchio Plutarco,
e vergogna gentil mi rifà novo.
E foro e campo a me sembra il mio covo,
e strali appunto dell´ingegno a l´arco,
e ardito e prode e dignitoso e parco
da me rinasco, come fior da rovo.
E, fissandomi a´ tuoi, mi sa d´acerbo
non pareggiarli; e l´anima sul calle
della gloria s´avventa, e n´ho terrore:
perocché dal mio sogno alto e superbo
cader mi tocca in disperata valle.
Misero atleta è, senza tempi, il core!