Madre del Nazaren, lungo ed amaro,
da mane a vespro, è assai nostro cammino;
e, come l´ombra sua, muta è del paro
la fortuna che incalza il pellegrino.
Deh! non velarti a me, candido faro,
a me che varco in vie senza confino:
poco dal mondo e da me stesso imparo
e già lasse ho le membra e il capo chino.
Forte più assai delle inimiche squadre,
dentro accampate a fulminar la mente,
deh! tu mi veglia, gloriosa Madre;
perché, sul punto di fornir la strada,
nella gran notte delle cose spente,
senza lume di grazia anch´io non cada.