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1814–1884

XLIII

Giovanni Prati

Da che l´ora sonò del mio natale, logoro è il bronzo della patria villa, logoro l´atrio e le materne scale; né a le logge fiorite il sol più brilla.

Più su l´antico il cardellin non trilla de´ miei tanti pensier gelso ospitale; morto è il mio dolce tempo; e la pupilla tardi imparò che lacrimar non vale.

Datti pace, o mio cor. Dal dì ch´io piacqui, cominciasti a perir. Non le mie rive nell´estinto fanciul vivono in parte; non ciò ch´io dissi al mondo o ciò ch´io tacqui;

non la speme o l´amor. Ciò, che più vive nell´estinto fanciullo, è un raggio d´arte.

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