Da che l´ora sonò del mio natale,
logoro è il bronzo della patria villa,
logoro l´atrio e le materne scale;
né a le logge fiorite il sol più brilla.
Più su l´antico il cardellin non trilla
de´ miei tanti pensier gelso ospitale;
morto è il mio dolce tempo; e la pupilla
tardi imparò che lacrimar non vale.
Datti pace, o mio cor. Dal dì ch´io piacqui,
cominciasti a perir. Non le mie rive
nell´estinto fanciul vivono in parte;
non ciò ch´io dissi al mondo o ciò ch´io tacqui;
non la speme o l´amor. Ciò, che più vive
nell´estinto fanciullo, è un raggio d´arte.