Questo dio, che si cangia in mille forme,
che allegra l´onda di perpetui balli,
che infiora il crin delle nereidi e dorme
sovra letto di perle e di coralli;
e che, quando nel mar con le sue torme,
del gran padre annitrir sente i cavalli,
tutte misura con più rapid´orme
ch´ala di falco le nettunie valli:
questo mirabil dio s´è fatto anch´egli
vecchio e solingo pescator, che fruga
livide gore e putridi fossati:
e n´ha sozze le man, sozzi i capegli,
e gli solca la fronte, a mo´ di ruga,
la memoria de´ regni invendicati.