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1814–1884

XCVIII

Giovanni Prati

Chiusa è la stanza; il lumicino è spento tacita è l´ombra; e qui pensoso io giaccio. L´andar dell´oriuolo, altro non sento; e cadrò presto a´ vani sogni in braccio.

Saprà darmi letizia o turbamento il fantastico mondo, a cui m´affaccio? e il cardellino o la procella o il vento mi solverà da l´incantato laccio?

Vedrò il domani e i miei? vedrò la stanza rivisitata da l´ambrosia luce? Vegli su me la carità de´ numi. Sebben, dolce sarebbe oltr´ogni usanza,

dentro un sogno d´amor che al ciel conduce, chiudere al tempo e non aprir più i lumi.

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