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1814–1884

XCVII

Giovanni Prati

Mi ricordo d´un gelso (e il veggio ancora rimpetto a´ lari miei), nelle cui fronde si risvegliava, a salutar l´aurora, uno stormo di passere gioconde.

Quel gelso è la mia mente, in cui s´asconde lo stuol delle memorie; e, quando infiora l´alba d´un raggio gli alberi e le gronde, quelle arcane dormenti escono fuora.

E van cantando a la rugiada e al sole: ma non tutte, non tutte han gaio il trillo; anzi qualcuna senza fin si dole. E canta sì, ma desolato è il canto:

ond´io dentro di me la risigillo, e le fan l´altre intorno un lungo pianto.

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