Mi ricordo d´un gelso (e il veggio ancora
rimpetto a´ lari miei), nelle cui fronde
si risvegliava, a salutar l´aurora,
uno stormo di passere gioconde.
Quel gelso è la mia mente, in cui s´asconde
lo stuol delle memorie; e, quando infiora
l´alba d´un raggio gli alberi e le gronde,
quelle arcane dormenti escono fuora.
E van cantando a la rugiada e al sole:
ma non tutte, non tutte han gaio il trillo;
anzi qualcuna senza fin si dole.
E canta sì, ma desolato è il canto:
ond´io dentro di me la risigillo,
e le fan l´altre intorno un lungo pianto.