Diva Morte, quel dì, che, il capo stanco
nel tuo sen reclinato, io m´addormenti,
con te prendi, se puoi, prendi pur anco
le alate rime ch´io lanciai ne´ venti.
Il saperle con te duro fia manco
che date a l´aura delle ambigue genti:
l´insigne mondo or si travaglia al banco,
e là vibra sua celia ai numi spenti.
Lasciam l´insigne mondo e la sua cura;
e tu spargi fra i salci, o diva Morte,
qualche strofa d´amor su me sepolto.
Vagheggiarti qua giù fu mia ventura:
e, fermo il passo a le tenarie porte,
darò, nud´ombra, a le tue note ascolto.