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1814–1884

XCI

Giovanni Prati

Diva Morte, quel dì, che, il capo stanco nel tuo sen reclinato, io m´addormenti, con te prendi, se puoi, prendi pur anco le alate rime ch´io lanciai ne´ venti.

Il saperle con te duro fia manco che date a l´aura delle ambigue genti: l´insigne mondo or si travaglia al banco, e là vibra sua celia ai numi spenti.

Lasciam l´insigne mondo e la sua cura; e tu spargi fra i salci, o diva Morte, qualche strofa d´amor su me sepolto. Vagheggiarti qua giù fu mia ventura:

e, fermo il passo a le tenarie porte, darò, nud´ombra, a le tue note ascolto.

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