Messer Giannozzo, come un´ombra passa
la figura del mondo; e noi sani vòlti
verso quell´ora, che, sonando, squassa
non pure il nostro, ma l´ardir di molti;
e poco approda su la fronte lassa
portar rami di lauro in Ascra còlti:
sotto poca erba in un´angusta cassa
pur quei fregi superbi andran sepolti.
Né, come il fior che cade a mattutino,
sotto la falce del villan mietuto,
le corone dei re si salveranno.
Messer mio caro, un rigido destino
preme ogni cosa. Ond´io pensoso e muto
guardo al nulla che resta e ai dì che vanno.