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1814–1884

VI

Giovanni Prati

Dal dì ch´io feci risonar di canto l´aure mie sacre, è già trigesim´anno, le verginelle d´alcun fior, che il manto ornò della mia musa, ornate vanno,

e i fanciulletti a me traggon da canto, e quelle note risentir mi fanno: ond´io le ciglia di soave pianto sento velarmi, in quel celeste inganno.

Inganno al tempo, inganno alla fortuna, forse inganno all´invidia; e, quando arrivi per me, come che sia, l´ora più bruna, crederò che con me non fuggitivi

sieno i miei carmi, se chi scherza in cuna li ripeta, crescendo, e li ravvivi.

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