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1814–1884

LXXXVI

Giovanni Prati

Il tempo, a foggia di corsier, ci fura da la cuna, e ci porta al negro avello; e il tratto della via che manco dura, l´allegra gioventù, certo è il più bello.

Segue agli ameni dì tedio e paura, o ascose furie che ci dan martello, o quel tacito andar per notte oscura, stanchi, senza veder segno d´ostello.

Quasi al mio fin mi giova ir di galoppo, e già tolto d´arcioni esser vorrei pria che scendan su me gli ultimi verni. Nocque a tutti nel mondo il viver troppo;

e sin credo che noccia anco agli dèi, là nel gelido ciel, vivere eterni.

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