Il tempo, a foggia di corsier, ci fura
da la cuna, e ci porta al negro avello;
e il tratto della via che manco dura,
l´allegra gioventù, certo è il più bello.
Segue agli ameni dì tedio e paura,
o ascose furie che ci dan martello,
o quel tacito andar per notte oscura,
stanchi, senza veder segno d´ostello.
Quasi al mio fin mi giova ir di galoppo,
e già tolto d´arcioni esser vorrei
pria che scendan su me gli ultimi verni.
Nocque a tutti nel mondo il viver troppo;
e sin credo che noccia anco agli dèi,
là nel gelido ciel, vivere eterni.